Bologna, 12 marzo 2020.
Sono passati cinque anni, mi dico, e ancora non ho messo una luce decente in questa stanza che sembra un deserto rosso. Sistemo con cura il cuscino dietro la nuca, di sera mi fanno male i capelli. Accendo il computer, apro finestre che danno su nessun cielo e che chiuderò, abilmente, cliccando X. Mentre penso a questa mia coazione a ripetere, una luce anemica cattura la mia dis-attenzione. Nella sua anemia è accecante…

Cammina piano, indossa una tuta bianca con cappuccio. Sembra un pupazzo di neve in primavera, un fuoristagione. Sulle spalle uno zainetto pesante, una tanica. Sembra essere arrivato dalla Luna, eppure è un uomo, e basta. Ma e basta non è forse un ossimoro se preceduto da “un uomo”?
Procede da solo in quella che un tempo era la stazione centrale di Bologna, divenuta silenziosa, di nuovo vergine: nessun incontro, nessun addio segnalato sul teleindicatore. È divenuta ormai solo un piccolo tunnel terrestre, dalle tinte galattiche, che ospita ciò che è stato gettato via sulla Terra. Astolfo, l’
uomoebasta, raccoglie, archivia, innaffia il pavimento per mezzo di un tubo plasticato. È uno degli ultimi sanificatori inviati dalla Luna per aiutare la Terra a liberarsi dal morbo nVAN-19, Nuovo Virus dell’Anima. Per problemi logistici legati alla dipartita lunare, però, è arrivato troppo tardi trovando un pianeta smembrato. Non ha fatto in tempo a salvare il salvabile e così, per espiare il suo senso di colpa, Astolfo ora sanifica, sanifica più che può. Bagna il dolore del mondo come lo si farebbe col proprio figlio alla fonte battesimale: però qui non c’è nessun figlio, solo un’umanità strozzatasi col proprio cordone ombelicale.
Faccio solitudine? Boccheggia nella sua calotta bianca, mentre sogna di essere un angelo, un paladino. E forse un po’ lo è. Ripete tra sé e sé che l’hanno mandato in avanscoperta, che assomiglia al Cristo crocifisso del paese di Brescello, disposto fuori dalla sacrestia perché avrebbe fatto più effetto contro Nuovo Virus dell’Anima-19.
Sorride.
È di spalle ora, questo compagno fuoristagione, non si vede più il suo viso armoniosamente butterato da una costellazione giovanile che gli ha lasciato segni chiari. Nessuno ha mai davvero visto l’uomo che fa solitudine e primavera.
Le cronache narrano che prima di sparire stringesse un’ampolletta in mano e che, alla domanda cosa hai recuperato in stazione, Astolfo avesse risposto: «Le uniche cose che se respirate fanno guarire: Amore e Tempo. Una piccola parte di queste la conservo per me, non si sa mai… I terrestri sono stati capaci di lucrare sul Tempo dei morti, figuriamoci su quello dei vivi. Magari in periodi peggiori, inizieranno a venderle care e senza cura, come con le mascherine. Anche se mettere la mascherina al cuore, mica si può».

Mi sento intorpidita in questo deserto rosso, in questa sacrestia corazzata che chiamo stanza e mi fanno male non soltanto i capelli. Dev’essere perché ho lasciato la finestra aperta. X. Arresto il sistema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annulla Pubblica il commento